Luca Ciccarese
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mercoledì 15 dicembre 2010
Non piangere Italietta
The day after tomorrow, l'alba del giorno dopo. Mesi di attriti, scissioni, litigi e mediazioni. Quattordici dicembre, il Parlamento respinge la mozione di sfiducia. Il governo resiste, galleggia. Buongiorno Italia, hai quasi centocinquanta anni e come stai Italia? Trecentotredici contro trecentoundici, due astenuti, sei salva, o no? Magari ripensi agli insulti? Ai cori da stadio in Parlamento, al rumore ovattato delle esplosioni e delle sirene fuori dal Parlamento, al dito medio di Gasparri, al "Va' pensiero" intonato dalla Lega, alle risse tra deputati. Buongiorno Italia. Sembra tu sia preoccupata, non starai pensando che ti abbiano venduta o stuprata, per trenta denari magari. Ti ho sentita piangere ieri pomeriggio Italia, fuori dal Parlamento. Sentivo le tue urla tra le fiamme. Lacerata, dimenticata, straziata. Hai finalmente pianto Italia, sono sgorgate lacrime di rabbia per le vie di Roma, credevo non potesse più accadere. Alla tv dicono che tutto va bene, ma ho sentito le tue urla. Dicono che sono pazzo. Non te la prendere con i deputati Italia, dal Parlamento non riescono a sentirti, e non arriva nemmeno la puzza dei rifiuti. Eppure parlano sempre di te sai? In continuazione. No, che dici, non parlano di se. Lo so, lo so che certi deputati non sono sembrati così 'limpidi' ieri, ma l'hanno fatto per il tuo bene sai, me l'hanno detto. Pensa un governo tecnico dove ti avrebbe portata, pensa che tragedia per la sovranità popolare. E poi anche se Antonio Razzi, Gianpiero Catone, Massimo Calearo, Bruno Cesario, Maria Grazia Siliquini e Catia Polidori ti avessero - come dicono - venduta per trenta denari, beh trenta per sei fa centottanta, non è vero che vali poco, in ogni caso. Almeno sei volte Gesù Cristo, pensa. Sì Italia, so bene che non sei una cima a matematica, ma magari su altri argomenti sarai più preparata, dici di no, perchè? I tagli all'istruzione? E dai, quanti problemi che ti fai Italietta, a centocinquant'anni cosa vuoi stare ancora lì ad istruirti. Il mondo è molto più bello e sicuro dagli occhi di uno sciocco, la cultura genera il dubbio e in più, come dice Tremonti, mica si mangia! Certo qui da te il problema non è certo il cibo, qui ti do ragione, una delle migliori cucine al mondo la nostra no? E poi il mare, il sole, la storia e molte altre belle cose sicuramente. No, no, la mafia ormai non esiste quasi più, tra poco esauriranno la lista dei superlatitanti e non ci sarà da preoccuparsi Italietta mia. Ancora con le stragi del '92? Sono questioni vecchie, bisogna guardare avanti. Su, lasciati accarezzare Italia e non ricominciare a singhiozzare per Pompei, sta crollando solo per le piogge intense, e in ogni caso sono sempre rovine, mica si mangiano. Adesso devo andare, ti lascio solo un attimo e torno immediatamente a consolarti, hanno chiamato il mio nome sai, devo votare per la mozione di sfiducia al ministro dei beni culturali Sandro Bondi. Vado. "Fiducia".
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giovedì 27 maggio 2010
Stallo politico e movimenti dal basso
Ed è proprio il popolo, linfa vitale della democrazia, a sentirsi sempre meno rappresentato dai governi che si stanno susseguendo nelle ultime legislature. Che sta succedendo? Dove è finita l'identità politica che si è, storicamente, tanto faticato a creare? E' sicuramente scalfita, minata alle basi da cio' che ci stiamo abituando a vedere e sentire ogni giorno: un parlamento immobile, una crisi economica senza fine (nonostante i continui appelli ottimistici), imprese falliscono, disoccupazione(800.000 nuovi disoccupati nel biennio 2008-2010), malasanità e corruzione. Una società civile in balia di se' stessa, bombardata solo di tante parole, che rimangono tali.
Politici indistinguibili nei propri schieramenti propongono programmi e soluzioni ormai sovrapponibili e sempre meno efficaci a livello pratico, confermando -si noti- le "profezie" schumpeteriane del '42.
E' in questo momento che l' identità politica dei molti implode: chi scegliere quando si è in cabina elettorale? Da chi farsi rappresentare? Dal solito“migliore tra i peggiori”?
Magari meglio astenersi e non esercitare il proprio diritto, basti pensare che alle ultime elezioni regionali, tenutesi nel marzo 2010, hanno votato meno della metà degli aventi diritto.
Negli ultimi tempi, scrutando tra le nebbie di questo clima malsano, osserviamo la ricomparsa sulla scena politica -come un fiume carsico- di movimenti e correnti che sgorgano dal basso, che nascono col puro intento di opposizione alle politiche vigenti e finiscono per essere propositivi e vicini agli interessi dei votanti. Direttamente nelle piazze, nelle università e sempre più frequentemente sulla rete. Alla base c'è un'idea precisa e c'è voglia di cambiamento, di un'alternativa a cui aggrapparsi ed in cui credere. Ma c'è soprattutto concretezza nelle proposte e nelle riforme presentate, nessuna teorizzazione utopica, ma tentativi di rovesciamento concreti e istanze propositive di fronte a problemi altrettanto concreti. Tali soluzioni possono essere condivisibili o meno, estremiste o moderate, ad ogni modo ci sono e questo alla popolazione piace e dà sicurezza.
L'esempio piu' eclatante in questo senso è il caso della Lega Nord, nata nel 1989, la quale poggia le proprie basi su ideali forti e radicali. Chiari segnali del consenso crescente che questo movimento sta ottenendo nella popolazione italiana sono arrivati dalle recenti regionali: la Lega ha vinto in svariate regioni del Nord (in regioni come il Veneto ed il Piemonte ha demolito anche il PDL) e si è insediata in maniera forte nelle città storicamente “roccaforti” di partiti di centrosinistra o centrodestra.
Altro esempio, che è impossibile non citare, è il Movimento 5 stelle fondato da Beppe Grillo, movimento nato da un blog 5 anni fa e tra i primi a sfruttare a pieno l'enorme potenziale della rete. Ha toccato problemi sentiti da gran parte della popolazione declinandoli in un'ottica progressista e moderna, in netto contrasto con l'immobilismo culturale e sociale che imperversa nel paese.
Il blog ha ottenuto presto un seguito tale da poter organizzare un vero e proprio movimento politico che ad oggi conta numerosi consiglieri in giro per i comuni italiani, fino a raggiungere un importante 7% in Emilia Romagna surclassando anche l'UDC, partito storicamente piu' radicato.
Pessimo è il tentativo di soffocare questi movimenti che ascoltano e rappresentano, piu' e meglio di molti partiti "mainstream", la volontà popolare. Significa ignorare l'insoddisfazione palese di gran parte del popolo ed alimentare così focolai di ribellione irrazionale e smarrimento.
Un esempio di ciò è probabilmente il tentativo dello schieramento di centrosinistra di incolpare il Movimento 5 stelle della perdita di regioni come il Piemonte alle ultime elezioni regionali. Secondo alcuni infatti, il 5% "rubato" dal 5 stelle avrebbe causato la disfatta del PD alla presidenza regionale (tranne che nella città di Torino).
E' in realtà facile rendersi conto che questa analisi politica non abbia una base sensata, per due motivi.
Prima di tutto il pensare che nessun elettore di centrodestra abbia scelto di votare Beppe Grillo è una follia. E' ben noto che esistono elettori di destra che non si sentono più rappresentati dalle tinte scolorite del PDL e che sperano dunque in un'alternativa liberale più moderna, è sufficiente girare sulla sfera blog di internet, compreso quello del 5 Stelle per trovarne.
Inoltre la sconfitta di Mercedes Bresso, uscente dall'incarico di Governatore della Regione Piemonte, è stata minata fortemente dall'astensionismo degli insoddisfatti, stufi di oscillare tra uno schieramento e l'altro senza mai ritrovare un minimo di soddisfazione nelle proprie aspettative. Quelli che hanno votato il MoVimento probabilmente, in mancanza di questo, si sarebbero uniti agli astenuti.
Osservando l'elettore medio di un movimento, o comunque il simpatizzante, è evidente una nota di autocelebrazione, di forte orgoglio nell’ esser parte di un grosso gruppo di persone. Questo è, tra l'altro, un requisito fondamentale per dar vigore a un'organizzazione che parte dal basso priva dei numeri e della stabilità di un partito che magari affonda le proprie radici nella storia d'Italia. Altri due ingredienti, anch'essi imprescindibili, sono ideali ben delineati e naturalmente un leader carismatico. Un individuo (di solito il fondatore) in cui impersonificare tutta l'essenza del gruppo.
I leader di un movimento popolare solitamente differiscono da quelli di un partito nel rapporto con i sostenitori.
Beppe Grillo è un personaggio che fa molto affidamento sulla sua immagine, anche in seguito alla carriera da attore, rimanendo vicino alla gente comune; ma anche Mario Borghezio che, nel suo passeggiare tra i mercati delle città del Nord, incontra i propri sostenitori e discute con loro, come farebbe con un qualsiasi vicino di casa.
Questa sensazione di vicinanza e di concreta prossimità con i propri rappresentanti induce una certa fiducia nella gente. Ulteriormente invogliata a votare qualcuno che conosce da vicino.
Ecco che si sceglie di cambiare aria votando per un'alternativa che abbia chiare idee e che le illustri con parole comprensibili a tutti, contro ogni ambiguità. Che dimostri di essere vicina ai cittadini, che ne parli lo stesso linguaggio e agisca direttamente sul territorio, e non lassù in alto, come divinità intoccabili a portata di voto. E basta.
Daniele Faugiana
Redazione a cura di Chiara Paci
sabato 17 aprile 2010
Rifiuti in fiamme, per non dimenticare..
“ La storia dei rifiuti è la storia degli affari veri, dei boss imprenditori, degli imprenditori in grado di non porsi altro limite che il profitto, della politica terrorizzata o determinata, delle rivolte contro i camion, dei silenzi comprati e di un intero Paese che sversa i suoi rifiuti a Sud e che dal Sud prende risorse.” (Roberto Saviano)
Tra un decreto e l'altro, tra una riforma della giustizia in porto e i primi acuti contrasti interni alla maggioranza di Governo, a Palermo si continuano a bruciare rifiuti per strada, nel silenzio mediatico. Il problema rifiuti è in realtà un macro-problema, che coinvolge numerose variabili e attori; gli interventi con cui fu "risolto" in Campania, furono più cure palliative controproducenti e micro-interventi che altro. Sentiremo ancora parlare di rifiuti in fiamme.
La crisi dei rifiuti in Campania iniziò nel 1994 con la dichiarazione dello stato di emergenza e la nomina del primo Commissario di Governo con poteri straordinari cessando dopo oltre 15 anni, sulla base di un decreto legge approvato dal Governo il 17 dicembre 2009, che ha fissato la data del 31 dicembre 2009 quale termine finale dello stato di emergenza e del commissariamento straordinario.
La storia dei rifiuti potrebbe essere raccontata attraverso le biografie dei malati di cancro, attraverso quelle dei contadini di territori dell'entroterra campano che prima coltivavano ortaggi e ora raccolgono rifiuti d'ogni genere. Napoli e la Campania ciclicamente si gonfiavano di tonnellate di spazzatura. Però nessuno sembra comprendere cosa accadde e cosa vi fosse dietro, se non una generica e cronica incapacità politica a gestire il problema.
Resta certo l'odore, i cumuli, le scuole chiuse, la rabbia negli stomaci. È un odore strano da sentire in città, ma chi viene dalla provincia casertana e nolana lo conosce benissimo. Questa apocalisse che entra dal naso e ciclicamente invade tutto, sembra anch'essa un male ineludibile, una malformità quasi normale. Non è così, ma attualmente non esiste soluzione definitiva e ultima.
I traffici di rifiuti tossici hanno visto il sud Italia essere il vero luogo dove far ammortizzare i prezzi elevati dello smaltimento. La camorra ha fatto risparmiare capitali astronomici alle imprese del nord Italia.
Il meccanismo dei rifiuti ha permesso e permette a ogni passaggio di guadagnare : i clan mafiosi con i loro camion e le loro ruspe guadagnano quando raccolgono, guadagnano quando sversano e fanno sversare nelle loro discariche. Ma da questo perenne lucro ne hanno tratto profitto anche le maggiori imprese italiane; negli ultimi trent'anni le discariche campane sono state completamente riempite, le cave rese satolle, ogni possibile spazio utilizzato e saturato.
La spazzatura di Napoli, non è la spazzatura di Napoli : le discariche campane non sono state intasate solo dai rifiuti solidi urbani campani, ma sono state occupate, invase, colmate dai rifiuti speciali e ordinari di tutto il Paese, dislocati dalle rotte gestite dei clan. La spazzatura napoletana appartiene all'intero Paese nella misura in cui per più di trent'anni rifiuti di ogni tipo - tossici, ospedalieri, persino le ossa dei morti delle terre cimiteriali - sono stati smaltiti in Campania e più allargatamente nel Mezzogiorno.
Perché?
L'operazione Houdini del 2004 dimostrò che il costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici imponeva prezzi che andavano dai 21 centesimi a 62 centesimi al chilo. I clan fornivano lo stesso servizio a 9 o 10 centesimi al chilo: un risparmio impressionante, il 70 per cento.
Intanto però, se i rifiuti illegali gestiti dai clan fossero accorpati diverrebbero una montagna di 14.600 metri con una base di 3 ettari. Questa montagna di rifiuti sarebbe la più grande montagna esistente non solo in Italia, ma sulla Terra.
Per i clan è un buon business: La scelta di trafficare in rifiuti espone a minori rischi di natura penale, poiché i reati connessi alla raccolta, al trasporto e allo smaltimento illegali spesso sono soggetti a prescrizione. I rifiuti sono la merce. La merce morta vale più di quella viva. Come avviene per le pompe funebri, i clan sanno benissimo che non ci sarà mai crisi. Nella società del consumismo più sfrenato spazzatura e morti non mancheranno e diverranno basi certe in mano ai clan, surplus economico costante per osare in altri campi meno certi e sicuri.
Quando si getta qualcosa nell’immondizia, lì nel secchio sotto il lavandino in cucina, o si chiude il sacchetto nero bisogna pensare che non si trasformerà in concime, in compost, in materia fetosa che ingozzerà topi e gabbiani, ma si tramuterà direttamente in azioni societarie, capitali, squadre di calcio, palazzi, flussi finanziari, imprese, voti. Dall’emergenza non si vuole e non si puo’ uscire perché è uno dei momenti in cui si guadagna di più. L'emergenza non è mai creata direttamente dai clan, il problema è che la politica degli ultimi anni non è riuscita a chiudere il ciclo dei rifiuti. Le discariche si esauriscono, si è finto di non capire che fino a quando sarebbe rimasto tutto in discarica, il rischio era una situazione di saturazione, laddove in discarica dovrebbero andare pochissimi rifiuti. Non si è arrivati infatti a costruire i necessari termovalorizzatori(si veda l'inchiesta "Why Not" di De Magistris a questo proposito), dando garanzie alle popolazioni, non si è arrivati a una seria raccolta differenziata, a una battaglia reale contro le imprese vicine ai clan. Non si è arrivati a far nulla per il lungo periodo, solamente precari palliativi.
Quando si cumulano sacchetti, i bronchi dei cittadini si irritano, la benzina viene gettata sui bidoni per bruciarli e quando le televisioni di tutto il mondo riprendono i cassonetti che sembrano sventrati con le budella da fuori, c'è necessità di toglierli per evitare epidemie gravi, necessità di risolvere subito, non badando nemmeno dove si smaltirà e quali mezzi lo faranno. Questa necessità porta altresì ad usare mezzi bobcat, camion, appaltati con noli a freddo e a caldo, ossia non controllabili e quindi facilmente gestibili dalle ditte degli stessi clan. Paradossalmente chi "risolve" il problema è il medesimo che lo crea: un business 'circolare', un moto perpetuo e criminale.
ALCUNI DATI
Secondo le Procure di Napoli e di Santa Maria Capua Vetere, 18 mila tonnellate di rifiuti tossici partiti da Brescia sono stati smaltiti tra Napoli e Caserta. In quattro anni un milione di tonnellate sono tutte finite a Santa Maria Capua Vetere. I rifiuti trattati negli impianti di Milano, Pavia e Pisa sono stati sotterrati in Campania. L'inchiesta Madre Terra scoprì che in soli 40 giorni oltre 6.500 tonnellate di rifiuti dalla Lombardia giunsero a Trentola Ducenta, vicino a Caserta: 500 tonnellate solo da Milano. E ancora nel casertano e nel napoletano i Nas hanno scoperto rifiuti prodotti da petrolchimici storici come quello dell'ex Enichem di Priolo, fanghi conciari della zona di Santa Croce sull'Arno, fanghi dei depuratori di Venezia e di Forlì di proprietà di società a prevalente capitale pubblico.
LE CONSEGUENZE SULLA SALUTE
La Protezione Civile nel 2004 ha commissionato uno studio scientifico sulle conseguenze sanitarie della mancata gestione dei rifiuti in Campania ad un'equipe di specialisti provenienti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, dal Centro Europeo Ambiente e Salute, dall'Istituto Superiore di Sanità, dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, dall'Osservatorio Epidemiologico della Regione Campania e dall'Agenzia Regionale per la Protezione Ambiente.
L'analisi dei dati epidemiologici raccolti tra il 1995 e il 2002 ha consentito ai ricercatori di mettere in correlazione diretta i problemi osservati sulla salute pubblica con la mancata gestione del ciclo dei rifiuti urbani e con la presenza di discariche abusive, gestite dalla criminalità organizzata, dove sono stati versati enormi quantitativi di rifiuti industriali. In particolare, è stato misurato un aumento del 9% della mortalità maschile e del 12% di quella femminile, nonché l'84% in più dei tumori del polmone e dello stomaco, linfomi e sarcomi, e malformazioni congenite.
La crisi dei rifiuti in Campania iniziò nel 1994 con la dichiarazione dello stato di emergenza e la nomina del primo Commissario di Governo con poteri straordinari cessando dopo oltre 15 anni, sulla base di un decreto legge approvato dal Governo il 17 dicembre 2009, che ha fissato la data del 31 dicembre 2009 quale termine finale dello stato di emergenza e del commissariamento straordinario.
La storia dei rifiuti potrebbe essere raccontata attraverso le biografie dei malati di cancro, attraverso quelle dei contadini di territori dell'entroterra campano che prima coltivavano ortaggi e ora raccolgono rifiuti d'ogni genere. Napoli e la Campania ciclicamente si gonfiavano di tonnellate di spazzatura. Però nessuno sembra comprendere cosa accadde e cosa vi fosse dietro, se non una generica e cronica incapacità politica a gestire il problema.
Resta certo l'odore, i cumuli, le scuole chiuse, la rabbia negli stomaci. È un odore strano da sentire in città, ma chi viene dalla provincia casertana e nolana lo conosce benissimo. Questa apocalisse che entra dal naso e ciclicamente invade tutto, sembra anch'essa un male ineludibile, una malformità quasi normale. Non è così, ma attualmente non esiste soluzione definitiva e ultima.
I traffici di rifiuti tossici hanno visto il sud Italia essere il vero luogo dove far ammortizzare i prezzi elevati dello smaltimento. La camorra ha fatto risparmiare capitali astronomici alle imprese del nord Italia.
Il meccanismo dei rifiuti ha permesso e permette a ogni passaggio di guadagnare : i clan mafiosi con i loro camion e le loro ruspe guadagnano quando raccolgono, guadagnano quando sversano e fanno sversare nelle loro discariche. Ma da questo perenne lucro ne hanno tratto profitto anche le maggiori imprese italiane; negli ultimi trent'anni le discariche campane sono state completamente riempite, le cave rese satolle, ogni possibile spazio utilizzato e saturato.
La spazzatura di Napoli, non è la spazzatura di Napoli : le discariche campane non sono state intasate solo dai rifiuti solidi urbani campani, ma sono state occupate, invase, colmate dai rifiuti speciali e ordinari di tutto il Paese, dislocati dalle rotte gestite dei clan. La spazzatura napoletana appartiene all'intero Paese nella misura in cui per più di trent'anni rifiuti di ogni tipo - tossici, ospedalieri, persino le ossa dei morti delle terre cimiteriali - sono stati smaltiti in Campania e più allargatamente nel Mezzogiorno.
Perché?
L'operazione Houdini del 2004 dimostrò che il costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici imponeva prezzi che andavano dai 21 centesimi a 62 centesimi al chilo. I clan fornivano lo stesso servizio a 9 o 10 centesimi al chilo: un risparmio impressionante, il 70 per cento.
Intanto però, se i rifiuti illegali gestiti dai clan fossero accorpati diverrebbero una montagna di 14.600 metri con una base di 3 ettari. Questa montagna di rifiuti sarebbe la più grande montagna esistente non solo in Italia, ma sulla Terra.
Per i clan è un buon business: La scelta di trafficare in rifiuti espone a minori rischi di natura penale, poiché i reati connessi alla raccolta, al trasporto e allo smaltimento illegali spesso sono soggetti a prescrizione. I rifiuti sono la merce. La merce morta vale più di quella viva. Come avviene per le pompe funebri, i clan sanno benissimo che non ci sarà mai crisi. Nella società del consumismo più sfrenato spazzatura e morti non mancheranno e diverranno basi certe in mano ai clan, surplus economico costante per osare in altri campi meno certi e sicuri.
Quando si getta qualcosa nell’immondizia, lì nel secchio sotto il lavandino in cucina, o si chiude il sacchetto nero bisogna pensare che non si trasformerà in concime, in compost, in materia fetosa che ingozzerà topi e gabbiani, ma si tramuterà direttamente in azioni societarie, capitali, squadre di calcio, palazzi, flussi finanziari, imprese, voti. Dall’emergenza non si vuole e non si puo’ uscire perché è uno dei momenti in cui si guadagna di più. L'emergenza non è mai creata direttamente dai clan, il problema è che la politica degli ultimi anni non è riuscita a chiudere il ciclo dei rifiuti. Le discariche si esauriscono, si è finto di non capire che fino a quando sarebbe rimasto tutto in discarica, il rischio era una situazione di saturazione, laddove in discarica dovrebbero andare pochissimi rifiuti. Non si è arrivati infatti a costruire i necessari termovalorizzatori(si veda l'inchiesta "Why Not" di De Magistris a questo proposito), dando garanzie alle popolazioni, non si è arrivati a una seria raccolta differenziata, a una battaglia reale contro le imprese vicine ai clan. Non si è arrivati a far nulla per il lungo periodo, solamente precari palliativi.
Quando si cumulano sacchetti, i bronchi dei cittadini si irritano, la benzina viene gettata sui bidoni per bruciarli e quando le televisioni di tutto il mondo riprendono i cassonetti che sembrano sventrati con le budella da fuori, c'è necessità di toglierli per evitare epidemie gravi, necessità di risolvere subito, non badando nemmeno dove si smaltirà e quali mezzi lo faranno. Questa necessità porta altresì ad usare mezzi bobcat, camion, appaltati con noli a freddo e a caldo, ossia non controllabili e quindi facilmente gestibili dalle ditte degli stessi clan. Paradossalmente chi "risolve" il problema è il medesimo che lo crea: un business 'circolare', un moto perpetuo e criminale.
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Secondo le Procure di Napoli e di Santa Maria Capua Vetere, 18 mila tonnellate di rifiuti tossici partiti da Brescia sono stati smaltiti tra Napoli e Caserta. In quattro anni un milione di tonnellate sono tutte finite a Santa Maria Capua Vetere. I rifiuti trattati negli impianti di Milano, Pavia e Pisa sono stati sotterrati in Campania. L'inchiesta Madre Terra scoprì che in soli 40 giorni oltre 6.500 tonnellate di rifiuti dalla Lombardia giunsero a Trentola Ducenta, vicino a Caserta: 500 tonnellate solo da Milano. E ancora nel casertano e nel napoletano i Nas hanno scoperto rifiuti prodotti da petrolchimici storici come quello dell'ex Enichem di Priolo, fanghi conciari della zona di Santa Croce sull'Arno, fanghi dei depuratori di Venezia e di Forlì di proprietà di società a prevalente capitale pubblico.
LE CONSEGUENZE SULLA SALUTE
La Protezione Civile nel 2004 ha commissionato uno studio scientifico sulle conseguenze sanitarie della mancata gestione dei rifiuti in Campania ad un'equipe di specialisti provenienti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, dal Centro Europeo Ambiente e Salute, dall'Istituto Superiore di Sanità, dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, dall'Osservatorio Epidemiologico della Regione Campania e dall'Agenzia Regionale per la Protezione Ambiente.
L'analisi dei dati epidemiologici raccolti tra il 1995 e il 2002 ha consentito ai ricercatori di mettere in correlazione diretta i problemi osservati sulla salute pubblica con la mancata gestione del ciclo dei rifiuti urbani e con la presenza di discariche abusive, gestite dalla criminalità organizzata, dove sono stati versati enormi quantitativi di rifiuti industriali. In particolare, è stato misurato un aumento del 9% della mortalità maschile e del 12% di quella femminile, nonché l'84% in più dei tumori del polmone e dello stomaco, linfomi e sarcomi, e malformazioni congenite.
Stefano Javarone
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